Cassazione Penale, Sentenza n. 15048/2025 del 15/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata estorsione aggravata dall'uso del metodo mafioso. Dedottasi violazione di legge e vizio di motivazione con particolare riferimento all'esistenza della circostanza aggravante del 'metodo mafioso': si censura che le frasi proferite da Panico non configurino metodo mafioso, che i precedenti penali degli imputati non indicano appartenenza a organizzazioni camorristiche, che la vittima non si sarebbe intimidita né avrebbe collegato le richieste a un'organizzazione, e che Spina non avrebbe tenuto condotte espressive del metodo mafioso.
La decisione
La Corte dichiara i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati e conferma la valutazione del Tribunale: sussiste la circostanza aggravante del metodo mafioso. Si rileva che Panico aveva richiesto il 'pizzo' (500 euro settimanali) indicando il proprio soprannome e facendo riferimento, implicitamente ma inequivocabilmente, al controllo del territorio da parte di un clan; non è necessaria l'effettiva appartenenza a un'associazione mafiosa quando è oggettivamente utilizzato il metodo mafioso. La circostanza aggravante si estende anche a Spina per la sua presenza e per il comportamento collaborativo (consegna del numero di telefono del coindagato), che manifestano condivisione del proposito criminoso. Conseguentemente i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende. La Corte manda gli atti alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter disp.
Norme richiamate
art. 7 D.L. n. 152 del 1991, conv. nella L. n. 203 del 1991 (circostanza aggravante del c.d. metodo mafioso)
La circostanza aggravante si applica quando l'estorsione utilizza, anche implicitamente, minacce o modalità che evocano il controllo del territorio da parte di un'organizzazione mafiosa; non è richiesta la prova dell'effettiva appartenenza dell'agente all'organizzazione, ma l'uso oggettivo del 'metodo mafioso'.
art. 628, comma terzo, n. 3, cod. pen. (aggravanti dell'estorsione)
Le aggravanti previste si valutano anche sulla base di elementi linguistici e contestuali (es. riferimento alla zona/controllo di una cosca) che rendono la richiesta di denaro tipica del 'pizzo'.
art. 94, comma 1-ter disp. (adempimenti della cancelleria)
Norma procedurale richiamata per gli adempimenti conseguenti alla decisione di cassazione; non incide sulla valutazione del merito penale ma sugli obblighi amministrativi successivi.
Massime di principio
- Per configurare l'aggravante del 'metodo mafioso' non è necessaria la prova di appartenenza a una organizzazione mafiosa: è sufficiente l'uso oggettivo di modalità/minacce che evocano il controllo di una cosca sul territorio.
- Frasi che richiamano la necessità di pagare per poter 'lavorare' in una determinata zona dominata da clan, o ogni indicazione logistica del tipo 'sei in una zona dove devi pagare', possono integrare il metodo mafioso anche se la minaccia non è esplicita.
- La reazione o la percezione soggettiva immediata della vittima (es. mancata intimidazione dichiarata) non esclude automaticamente l'aggravante se il contesto e le espressioni usate evocano il controllo mafioso.
- La partecipazione materiale o la presenza collaborativa di più persone (es. consegna di contatti, appoggio logistico) consente di trasmettere l'aggravante anche ai coautori quando emerge condivisione del proposito criminoso.
- Le censure difensive sulla qualificazione del fatto come 'metodo mafioso' attengono in larga parte al merito e, se infondate, i ricorsi cautelari possono essere dichiarati inammissibili con condanna alle spese e alla misura pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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