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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15062/2025 del 15/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che aveva disposto misure cautelari (custodia in carcere per alcuni, arresti domiciliari per altri) per reati aggravati dall'art. 416‑bis e per tentata estorsione e violenza privata. Contestano in particolare: la valutazione e l'attendibilità delle dichiarazioni-testimonianze rese da Giovanni Fasano (sostenendo che il Tribunale non ha dato motivazione rafforzata come richiesto dalla sentenza di annullamento della Cassazione), la mancanza di riscontri diretti a carico di taluni imputati, e l'insussistenza delle esigenze cautelari concrete e attuali (non meramente fondate sulla gravità indiziaria o su precedenti penali). Alcuni ricorrenti contestano altresì la configurabilità del profitto ingiusto e l'identificazione del Fasano come persona offesa.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati i ricorsi di Giulio D'Altrui, Francesco Ferrara e Giuseppe Ruocco, rigettandoli e condannandoli alle spese processuali (quindi confermando, per essi, la gravità indiziaria e le esigenze cautelari avversate). Ha invece annullato con rinvio l'ordinanza impugnata con riferimento a Luigi Cacciapuoti e Domenico Ferrara, rilevando un 'salto logico' e carenze nell'attualizzazione dei collegamenti tra i tre (Ruocco, Ferrara, Cacciapuoti) alla data dei fatti del 2022; pertanto la posizione di Cacciapuoti e Domenico Ferrara dovrà essere riesaminata dal giudice di merito alla luce delle osservazioni indicate.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    Usato per qualificare il concorso di più soggetti nell'esecuzione del reato (parte della contestazione congiunta agli imputati).

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    Richiamato insieme al 56 per delineare la partecipazione plurima all'evento criminoso.

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    Contestato in forma tentata: la Corte valuta se la minaccia e i comportamenti erano idonei e diretti a conseguire un profitto ingiusto.

  • art. 628 cod. pen., comma 3, n. 1 (minaccia)

    Richiamato con riferimento alle minacce poste in essere sul cantiere e alla loro rilevanza ai fini dell'estorsione tentata.

  • art. 416‑bis.1 cod. pen. (aggravante di tipo mafioso)

    Invocato quale aggravante; la Corte richiede elementi che attualizzino i legami e l'incidenza della consorteria criminale alla data dei fatti, non solo riferimenti storici.

  • art. 56‑110‑610 cod. pen. (violenza privata/tentata)

    Usato per il capo relativo alla violenza privata tentata (es. esibizione di arma e minaccia).

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Prescrive la sintesi dei motivi di ricorso; citato in relazione al rispetto dei limiti di esposizione dei motivi.

  • artt. 273, 274, comma 1, lett. c), 275 comma 3, 292 comma 2 lett. c) cod. proc. pen. (misure cautelari e motivazione)

    Riferiti ai paletti procedurali e alle esigenze di motivazione (in particolare motivazione rafforzata quando richiesta) per l'adozione delle misure cautelari; i ricorrenti denunciavano violazioni di questi articoli.

  • art. 697 cod. proc. pen. (motivazione della sentenza di legittimità?)

    Richiamato nel contesto della sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione, in merito all'adempimento del dovere motivazionale da parte del giudice di rinvio.

  • art. 28 Reg. Esec. Cod. Proc. Pen. (adempimenti di cancelleria)

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria relativi alle spese e agli effetti del provvedimento per i ricorrenti i cui ricorsi sono stati respinti.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni di un testimone con interesse economico o legami pregresse con ambienti criminali possono essere valutate positivamente se esistono riscontri logici e oggettivi (videoriprese, intercettazioni, comportamenti coerenti), ma il giudice deve motivare in modo specifico e, se richiesto dalla Cassazione, con motivazione 'rafforzata' sulle ragioni di attendibilità.
  • L'annullamento per vizi di motivazione da parte della Corte di legittimità non impedisce al giudice di merito di rivalutare le medesime prove; tuttavia il giudice di rinvio deve confrontarsi esplicitamente con i rilievi della Cassazione e giustificare il nuovo convincimento.
  • Per l'applicazione di aggravanti di tipo mafioso è necessario fornire elementi che attestino il collegamento operativo e temporale tra gli imputati e l'associazione mafiosa nella fase oggetto di accertamento, non limitandosi a richiamare legami o fatti storici lontani nel tempo.
  • La presenza di precedenti penali o di stato di detenzione non esonera il giudice dal valutare caso per caso le esigenze cautelari: può rafforzare il giudizio di pericolosità, ma non sostituire la dimostrazione di concrete esigenze attuali di custodia.
  • Il ritardo nella denuncia o alcune incongruenze nelle dichiarazioni non determinano automaticamente l'inattendibilità; devono essere valutate insieme a tutti gli altri riscontri probatori (videoregistrazioni, intercettazioni, testimonianze di terzi) e alle ragioni plausibili del comportamento del dichiarante.
  • Nel giudizio cautelare il rischio di reiterazione e la gravità indiziaria devono essere concretamente motivati; il giudice non può limitarsi a richiamare genericamente la gravità del reato o la sola appartenenza passata a contesti criminali.

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