Cassazione Penale, Sentenza n. 31751/2024 del 02/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 12/01/2024 che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, pur confermando la gravità indiziaria e le esigenze cautelari; il ricorrente deduce erronea applicazione di legge e insufficiente motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza, allo stato, dell'aggravante prevista dall'art.416-bis c.p. (finalismo mafioso). In particolare la difesa contestava che: a) l'intervento di Musto Alberto (ritenuto capomafia) sarebbe avvenuto successivamente e non sarebbe noto a Ferranti Gianni; b) non vi sarebbe prova della presenza di Musto Sergio nel litigio; pertanto, secondo la difesa, non sarebbe correttamente dimostrata la modalità "mafiosa" della condotta nei confronti di Ferranti Gianni.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una rivalutazione di fatto di elementi adeguatamente apprezzati dal Tribunale e non sindacabili in sede di legittimità salvo travisamento manifesto o carenza motivazionale. La Suprema Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale circa la gravità indiziaria, il valore probatorio delle captazioni e la prospettiva prognostica di elevata probabilità di condanna; ha quindi respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro tremila a titolo di ammenda ai sensi dell'art.616 c.p.p.
Norme richiamate
Delitto contestato: estorsione; la ricostruzione fattuale riguarda aggressione e pressioni relative a una controversia commerciale (frumento).
Aggravante del "finalismo mafioso": il giudice di merito ha ritenuto che la presenza e la caratura mafiosa di Musto caratterizzino le modalità intimidatorie dell'intera condotta; la Corte ha ritenuto tale valutazione adeguatamente motivata allo stato degli atti.
Definizione e funzione degli "indizi di colpevolezza" in sede cautelare: interpretati come elementi posti a fondamento del giudizio prognostico di significativa probabilità di condanna; il giudice cautelare deve motivare il valore incriminante degli elementi acquisiti.
art. 292 c.p.p., comma 2, lett. c
Regola processuale richiamata per l'ambito di valutazione degli elementi di prova nel contesto del subprocedimento cautelare (competenze e criteri di valutazione).
Norma sulla decisione di condanna nel processo penale (superamento del dubbio razionale): utilizzata in chiave metodologica per indicare che il giudizio cautelare deve proiettare la probabilità di condanna in relazione alle regole del giudizio finale.
Richiamato come parametro interpretativo delle regole per le incertezze e contraddittorità nel futuro giudizio, utile per calibrare il giudizio prognostico cautelare.
Previsione della sanzione pecuniaria per ricorso inammissibile: la Corte ha applicato una ammenda di euro 3.000 al ricorrente.
Massime di principio
- In sede di Cassazione non è consentita la libera rivalutazione di fatto o delle prove che il giudice di merito ha esaminato e motivato a meno che non si dimostri travisamento palese, contraddittorietà o carenza di motivazione.
- La decisione cautelare ex art.273 c.p.p. è un giudizio prognostico: richiede "gravi indizi" intesi come elementi che, considerati nella loro globalità, rendono ragionevolmente prevedibile una condanna, alla luce delle regole del giudizio definitivo.
- Le intercettazioni/captazioni possono costituire elementi idonei a fondare la gravità indiziaria; spetta al giudice di merito valutarne il significato e il peso e motivarlo; in Cassazione si verifica la congruità e la logicità della valutazione, non la riconsiderazione del contenuto.
- L'aggravante del "finalismo mafioso" può emergere dalla valutazione complessiva di modalità intimidatorie e del ruolo di soggetti riconducibili a gruppi mafiosi; il collegamento deve essere adeguatamente motivato ma può risultare anche da interventi concatenati o successivi che confermano la comune finalità.
- Per ottenere accoglimento di un ricorso in Cassazione è necessario indicare vizi specifici della motivazione (contraddittorietà, illogicità, travisamento palese delle prove) e non limitarsi a contestazioni di merito o a richieste di diversa valutazione degli elementi probatori.
- Quando il Tribunale ammette misure meno afflittive (es. arresti domiciliari) riconoscendo però esigenze cautelari, il quadro indiziario viene comunque ritenuto sufficiente nella prospettiva prognostica: ciò rende più difficile per l'indagato contestare la sussistenza degli indizi in Cassazione.
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