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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14808/2025 del 15/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha applicato misure cautelari (arresti domiciliari per Wawrzenczyk, carcere per Benati, sospensione dall'esercizio delle funzioni per quattro agenti di polizia penitenziaria). Le censure principali riguardano: 1) inesistenza o insufficienza di gravi indizi in relazione all'art. 319 c.p. (corruzione), per mancata individuazione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio e del nesso sinallagmatico tra omissioni e utilità ricevute; 2) richiesta di riqualificazione dei fatti ai sensi dell'art. 318 c.p.; 3) difetto di motivazione e di valutazione delle esigenze cautelari, in particolare dell'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione (anche alla luce dell'assegnazione a diverse mansioni e della sospensione disciplinare di tre mesi); 4) per Wawrzenczyk, inesistenza di collegamenti stabili con contesti criminosi e mancanza di elementi concreti di pericolosità; 5) per Benati, censura sulla basilarità della decisione sui soli precedenti e sull'assenza di adeguata motivazione rispetto al tempo trascorso e ai benefici di cui godeva (affidamento in prova).

La decisione

La Corte annulla parzialmente l'ordinanza impugnata nei confronti di Cepparulo, Di Lauro, Giannetti e Troncone, esclusivamente in relazione alla valutazione delle esigenze cautelari, e rinvia al Tribunale di Bologna per nuovo giudizio su quel punto. Quanto al resto dei motivi proposti da tali ricorrenti, la Corte rigetta i ricorsi. Il ricorso di Wawrzenczyk Aneta è rigettato integralmente e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali. Il ricorso di Benati Daniele è dichiarato inammissibile e Benati è condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma in favore della cassa delle ammende. In sintesi: parziale accoglimento limitato alla valutazione delle esigenze cautelari per quattro agenti; rigetto per gli altri profili e per gli altri ricorrenti o inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 319 c.p.

    La Corte conferma che, in sede cautelare, possono sussistere gravi indizi di corruzione anche quando il nesso sinallagmatico non sia perfettamente circoscritto come in sede di merito; l'atto contrario ai doveri d'ufficio è individuato nell'omesso controllo all'ingresso e nella compilazione infedele delle distinte, e intercettazioni e video possono comporre il quadro indiziario

  • art. 318 c.p.

    Richiamata come possibile riqualificazione prospettata dai difensori; la Corte non ha accolto la riqualificazione, ritenendo adeguata la qualificazione originaria sulla base degli elementi probatori

  • art. 274 c.p.p.

    Sul requisito del pericolo di reiterazione: la Corte ribadisce che l'attualità e concretezza del pericolo devono emergere da elementi concreti e non congetturali e richiedono un'adeguata valutazione prognostica delle modalità del fatto, della personalità e del contesto

  • art. 275 c.p.p.

    Richiamato insieme all'art. 274 in tema di motivazione dell'adozione delle misure cautelari e della valutazione del pericolo di reiterazione

  • art. 273 c.p.p.

    Richiamato in relazione al grado di valutazione degli elementi probatori in sede cautelare: i 'gravi indizi di colpevolezza' non richiedono il rigore probatorio del giudizio di merito

  • art. 192 c.p.p.

    Citato per differenziare il grado di valutazione probatoria richiesto in fase di merito rispetto alla fase cautelare

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b)

    Norma di riferimento per i motivi di cassazione invocati dalla ricorrente Wawrzenczyk in ordine alla violazione di legge e vizio di motivazione

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Norma applicata per la competenza a seguito dell'annullamento parziale e del rinvio al Tribunale di Bologna per nuovo giudizio sulle esigenze cautelari

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    introdotta modifica al testo dell'art. 274 lett. c) c.p.p. in tema di requisito di attualita del pericolo

    La Corte richiama l'innovazione normativa che ha esplicitato il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione, spiegando che questo presuppone una prognosi fondata su elementi concreti e non la previsione di specifiche occasioni di recidiva

Massime di principio

  • In sede cautelare il giudizio sui gravi indizi è meno rigoroso rispetto al giudizio di merito: intercettazioni e immagini di videosorveglianza possono bastare a fondare la probabilità qualificata di responsabilità
  • Per i reati di corruzione la distinzione tra corruzione per atto d'ufficio e per atto contrario ai doveri d'ufficio rileva: anche piccoli benefici non escludono automaticamente l'ipotesi di corruzione per atto contrario ai doveri
  • La sussistenza del pericolo di reiterazione richiede valutazione prognostica attuale e concreta; l'assegnazione a diverse mansioni o provvedimenti disciplinari che eliminano l'occasione concreta di reiterazione possono incidere rilevantemente e devono essere valutati esplicitamente dal giudice
  • Quando sia trascorso tempo tra i fatti e la misura cautelare, il giudice deve motivare più approfonditamente sulla persistenza del pericolo, tenendo conto della personalità dell'indagato e del contesto
  • La Corte di legittimità, nel sindacare provvedimenti de libertate, verifica la presenza di ragioni giuridiche e l'assenza di illogicità manifeste nella motivazione, non riesaminando integralmente il merito probatorio
  • Se il giudice di merito omette di esaminare circostanze rilevanti per il pericolo di reiterazione (es. mutamento delle mansioni), la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame limitato a quel punto
  • I ricorsi che non si confrontano con le argomentazioni effettive del provvedimento impugnato rischiano di essere dichiarati inammissibili; le censure devono incidere concretamente sulla motivazione fornita

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