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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15057/2025 del 15/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Brescia che aveva dichiarato non doversi procedere, per mancanza di querela, rispetto al reato di furto (artt. 624 e 625 c.p., comma 1 n.7) relativo all'impossessamento di fauna selvatica. Il Procuratore generale deduceva violazione dell'art. 120 c.p., sostenendo che l'aggravante di cui al n.7 dell'art. 625 c.p. (destinazione a pubblica utilità) fosse comunque contestata in fatto, posto l'esplicito riferimento nell'imputazione alla fauna selvatica quale patrimonio indisponibile dello Stato.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'aggravante della destinazione a pubblica utilità contenga componenti valutative che richiedono la specifica enunciazione degli elementi di fatto che dimostrano la concreta destinazione del bene all'uso pubblico. La mera indicazione della titolarità (fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato) non è idonea a sostituire la specifica contestazione in fatto della concreta destinazione pubblica del bene. In mancanza di una chiara indicazione dei dati fattuali da cui evincere la destinazione effettiva del bene, il requisito informativo a tutela della difesa non è soddisfatto, e quindi il ricorso del Procuratore è infondato.

Norme richiamate

  • art. 120 cod. pen.

    Invocato dal ricorrente in relazione alla correttezza della contestazione delle circostanze aggravanti; la Corte utilizza il riferimento per valutare se vi sia stata adeguata contestazione in fatto dell'aggravante.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma base del reato di furto; richiamata quale capo di imputazione principale relativo all'impossessamento della fauna selvatica.

  • art. 625 cod. pen., n. 7

    Circostanza aggravante per i furti riguardante cose "destinate a pubblica utilità"; la Corte sottolinea che l'aggravante contiene componenti valutative e richiede l'indicazione dei fatti che dimostrano la concreta destinazione del bene a pubblica utilità.

  • art. 6 CEDU (par. 3, lett. a)

    Riferimento ai principi convenzionali sul diritto alla difesa: la Corte richiama l'esigenza che l'imputato sia adeguatamente informato sulle accuse per poter esercitare la difesa.

  • R.D. n. 2440/1923, art. 1

    Usato per distinguere beni pubblici (appartenenti esclusivamente allo Stato o enti pubblici) e beni di interesse pubblico; la Corte osserva che la titolarità non equivale automaticamente a "destinazione a pubblica utilità".

  • art. 9 Cost.

    Richiamato nel contesto della tutela dell'ambiente e della fauna quale bene di interesse costituzionale, ma non sufficiente a provare la concreta destinazione pubblica richiesta dall'aggravante.

  • art. 2 Cost.

    Citato nel ragionamento sui doveri di solidarietà e tutela dell'ambiente come bene comune, a supporto del rilievo costituzionale dell'ambiente/avifauna.

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 24906/2019 (Sorge)

    Principio richiamato secondo cui la contestazione in fatto di una circostanza aggravante deve essere formulata con chiarezza e precisione tali da consentire all'imputato di conoscere l'accusa e difendersi efficacemente.

Massime di principio

  • Quando un'aggravante contiene componenti valutative (es. "destinata a pubblica utilità"), l'imputazione deve indicare i fatti concreti da cui si desume quella destinazione; la mera indicazione della titolarità o dello status giuridico del bene non è sufficiente.
  • La contestazione in fatto può essere formulata anche tramite perifrasi o espressioni evocative, ma tali formulazioni devono comunque riportare in modo chiaro gli elementi fattuali che costituiscono il risultato della valutazione richiesta dalla norma aggravante.
  • Il diritto dell'imputato a essere informato compiutamente sulle accuse (art. 6 CEDU) impone al pubblico ministero di enunciare i dati fattuali che formano il substrato dell'aggravante, onde consentire una difesa pertinente e adeguata.
  • Nel caso di beni ambientali o fauna selvatica, benché l'ambiente sia di interesse pubblico, per applicare l'aggravante della destinazione a pubblica utilità è necessario dimostrare la concreta destinazione del bene (es. esistenza di una riserva, vincolo di pubblico uso, uso pubblico effettivo), non bastando l'assunto della loro appartenenza al patrimonio indisponibile dello Stato.
  • Se l'imputazione manca di tale specificazione fattuale, il giudice può ritenere insufficiente la contestazione dell'aggravante e rigettare la relativa prospettazione accusatoria; il pubblico ministero può allora dover chiedere modifica/integrazione dell'imputazione per rendere espliciti gli elementi valutativi.
  • In fase di redazione dell'imputazione è buona prassi esplicitare, quando occorre, gli elementi concreti (luogo, destinazione, vincolo, modalità di fruizione pubblica) che giustificano l'applicazione di aggravanti di tipo valutativo.

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