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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38839/2024 del 22/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Cintorino ha impugnato l'ordinanza del 22/02/2024 che rigettava la sua richiesta di riconoscimento della continuazione, ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen., tra due sentenze irrevocabili emesse dalla stessa Corte il 23/03/1998 e il 06/10/1998. La difesa sosteneva che esisteva una correlazione e un programma criminoso unitario, dimostrato anche dalla condanna per il reato associativo di cui all'art. 416-bis cod. pen., mentre il Giudice dell'esecuzione aveva escluso la continuazione per eterogeneità esecutiva delle condotte, l'ampio arco temporale tra i fatti e la parziale diversità dei titoli di reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto legittima la valutazione del Giudice dell'esecuzione secondo cui non sussisteva un programma criminoso unitario tra le violazioni contestate: le condotte erano commesse in archi temporali differenziati (fatti tra ottobre 1989 e 9 gennaio 1991 per la prima sentenza e fatti del febbraio 1995 per la seconda), i contesti operativi, soggettivi e di finalità risultavano diversi e la semplice appartenenza o spicco in una consorteria mafiosa (art. 416-bis) non è di per sé idonea a unificare automaticamente le condotte ai fini della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    La continuazione in sede esecutiva richiede che le violazioni dedotte costituiscano parte integrante di un unico programma criminoso originariamente progettato almeno nelle sue linee essenziali; non è sufficiente la mera somiglianza o la reiterazione delinquenziale.

  • art. 81, comma secondo

    Richiamato insieme all'art. 671 come principio di coordinamento sulla determinazione della pena in ipotesi di più reati riconducibili a un disegno unitario; la Corte richiede la prova della preordinazione di un programma criminoso per applicare la disciplina della continuazione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    La condanna per associazione mafiosa è elemento rilevante ma non decisivo, da sola non prova l'esistenza di un programma criminoso unitario tra reati diversi; occorre una specifica indagine sulla natura, operatività e continuità dei sodalizi e sulla genesi delle singole condotte.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, richiede prova di un progetto criminoso unitario originariamente concepito; non basta la connessione tematica o la partecipazione a un medesimo ambiente criminale.
  • Ampie discontinuità temporali e differenze nei contesti operativi, soggettivi e finali tra i reati ostano al riconoscimento della continuazione se non emerge una preordinazione comune.
  • La mera appartenenza o rilievo in una organizzazione mafiosa (art. 416-bis) non unifica automaticamente tutte le condotte del soggetto: occorre valutare la natura concreta dei sodalizi e la continuità dell'azione criminale.
  • In sede esecutiva non sono ammesse ricostruzioni basate su indici meramente presuntivi o congetture: il vincolo della continuazione richiede elementi probatori specifici sulla genesi e sull'unitarietà del disegno criminoso.
  • Quando si invoca la continuazione riguardo a reati collegati a organizzazioni, è necessaria una specifica indagine sulla operatività e sul rapporto tra le varie organizzazioni per accertare l'unicità del momento deliberativo.

Testo integrale

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