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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33806/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente censura l'omessa rideterminazione del trattamento sanzionatorio relativo al reato ascritto al capo T) dopo che, in sede di rinvio, i reati indicati ai capi A) e F) sono stati dichiarati estinti per prescrizione. Lamenta quindi che il giudice di rinvio non abbia autonomamente rideterminato la pena per il reato superstite T).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse: l'accoglimento avrebbe comportato effetti sfavorevoli per l'imputato (aumento della pena per il capo T), mentre il ricorso è ammesso solo se possa portare un vantaggio concreto al ricorrente. La Corte ha altresì rilevato che la pena oggi eseguibile per il capo T) (quella applicata a titolo di continuazione: 4 mesi e 100 euro) è formalmente illegale perché, dopo l'estinzione dei reati principali, la pena del reato superstite doveva essere rideterminata in misura autonoma, non inferiore al minimo edittale; tuttavia tale illegittimità, essendo a favore del reo e in assenza di gravame da parte del pubblico ministero, non può essere corretta d'ufficio dalla Corte. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e, c.p.p.

    Fondamento normativo del motivo di cassazione dedotto (omessa pronuncia/omessa rideterminazione), richiamato per inquadrare la censura formulata dal ricorrente.

  • art. 81 cod. pen. (c.p.v.)

    Regola il cumulo giuridico delle pene: allorché si debba individuare la pena pertinente al singolo reato satellite, si fa riferimento alla pena concretamente inflitta a titolo di continuazione, che assorbe quella astrattamente irrogabile per il reato autonomo.

  • art. 616 c.p.p.

    Stabilisce le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso, fra cui la condanna del ricorrente alle spese processuali; applicata qui con la condanna anche alla somma per la Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Se in sede di rinvio i reati principali vengono dichiarati estinti per prescrizione, il giudice di rinvio deve rideterminare autonomamente la pena per ogni reato superstite; tale rideterminazione non può essere inferiore al minimo edittale previsto per il reato considerato.
  • Un imputato non ha interesse impugnatorio quando l'accoglimento del gravame produrrebbe un risultato peggiorativo per lui: il requisito dell'interesse all'impugnazione richiede un concreto vantaggio o utilità.
  • Se la pena applicata è formalmente illegale a favore del reo (più lieve di quella che dovrebbe essere) la Corte di cassazione non può correggere tale illegittimità d'ufficio in assenza di gravame del pubblico ministero; la modifica favorevole/contraria richiede l'iniziativa del PM.
  • In presenza di cumulo giuridico per continuazione, per individuare la pena relativa al singolo reato satellite si prende come riferimento la misura concretamente inflitta a titolo di continuazione, che assorbe la pena teorica autonoma.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare non solo la condanna alle spese processuali ma anche l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende quando l'impugnazione sia ritenuta irrituale o colposa.

Testo integrale

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