Cassazione Penale, Sentenza n. 14824/2025 del 15/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Milano del 19/09/2024 che confermava la responsabilità per reati di traffico di stupefacenti (DPR n.309/1990 artt. 73 e con concorso di reato) e applicava la circostanza aggravante di cui all'art. 80, comma 2, DPR 309/1990. I motivi principali: (i) contestazione dell'applicabilità della circostanza aggravante art. 80, comma 2 (sostenendo che la gestione effettiva della droga era attribuibile a terzi, in particolare a Laaziz, e che i ricorrenti avevano ruolo ancillare); (ii) vizio di motivazione nella quantificazione della pena e nella determinazione degli aumenti in continuazione ai sensi dell'art. 133 c.p., nonché disparità di trattamento tra i coimputati (Taouaf lamenta di aver avuto ruolo di mero autista, di aver collaborato, intrapreso cure e di aver tenuto contegno processuale riparatorio).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I profili relativi alla configurabilità della circostanza aggravante art. 80, comma 2 DPR 309/1990 sono stati dichiarati inammissibili perché attinenti a motivi di appello che gli imputati avevano rinunciato a proporre in sede di gravame (principio tantum devolutum quantum appellatum). I motivi restanti sulla determinazione della pena sono stati ritenuti manifestamente infondati: la Corte d'appello ha adeguatamente motivato la pena base richiamando la gravità per il quantitativo e le modalità, e ha motivato distintamente gli aumenti per la continuazione; il diverso trattamento sanzionatorio tra i coimputati è stato ritenuto giustificato dal diverso comportamento processuale (es. latitanza di Dahmauni vs partecipazione e confessione di Taouaf). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p. Rimangono quindi definitive le decisioni impugnate (con la modulazione delle pene già disposta dalla Corte d'appello: Dahmauni Naati anni 9 e mesi 8 di reclusione e euro 60.000 di multa; Taouaf Youssef anni 7 di reclusione ed euro 40.000 di multa).
Norme richiamate
D.P.R. n. 309/1990, art. 73, comma 1
Norma che incrimina traffico/detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; la Corte d'appello ha confermato la responsabilità dei ricorrenti per i reati previsti da tale disposizione
D.P.R. n. 309/1990, art. 80, comma 2
Circostanza aggravante invocata e ritenuta dalla Corte d'appello; in Cassazione la questione non è stata esaminata nel merito perché relativa a motivi di appello che i ricorrenti avevano rinunciato a proporre
Codice penale, art. 81
Principio della continuazione: la Corte territoriale ha determinato aumenti per le condotte in continuazione e ha motivato distintamente gli aumenti in relazione ai reati satellite
Codice penale, art. 133
Criteri per la determinazione della pena: la Corte d'appello ha applicato i criteri (gravità del fatto, quantità di droga, modalità esecutive, reiterazione) e la Cassazione ha ritenuto la motivazione sufficiente, non essendo la pena di gran lunga superiore alla misura media edittale
Codice di procedura penale, art. 616
Prevede conseguenze economiche per il ricorso inammissibile; la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria ritenuta equa
Codice di procedura penale, art. 210
Ammissione di dichiarazioni di imputati (collaboranti/coimputati); la Corte d'appello ha fatto riferimento a tali emerse dichiarazioni nell'apprezzamento probatorio relativo alla co-gestione della sostanza
Codice di procedura penale, art. 611
Norma procedurale richiamata dalle parti per memorie depositate; la procedura ha previsto memorie del Pubblico Ministero e della difesa
Massime di principio
- La rinuncia in appello a tutti i motivi eccetto quello relativo alla misura della pena comporta che le questioni attinenti a circostanze aggravanti o attenuanti rinunciate divengono inammissibili in Cassazione (principio tantum devolutum quantum appellatum).
- Se si contesta in sede di legittimità solo la misura della pena, il ricorso non può essere esteso per acquisire la verifica di circostanze di fatto o di prova già oggetto di rinuncia in appello.
- La motivazione sulla determinazione della pena è necessaria con dettaglio rafforzato solo quando la pena concreta si discosti in misura rilevante dalla misura media edittale; altrimenti una motivazione di carattere generale che richiami i criteri di cui all'art. 133 c.p. può essere sufficiente.
- Il diverso trattamento sanzionatorio tra coimputati è ammissibile se il giudice di merito fornisce ragioni non irragionevoli e logicamente fondate (es. comportamento processuale, latitanza, contributo al processo). Disparità non implica automaticamente vizio di motivazione.
- In caso di reato continuato il giudice deve motivare distintamente gli aumenti per i reati satellite e rispettare il rapporto di proporzione previsto dall'art. 81 c.p.; la motivazione richiesta è correlata all'entità degli aumenti.
- Un ricorso per cassazione inammissibile può comportare, oltre al rigetto, la condanna al pagamento delle spese e una sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p.; occorre valutare il rischio procedurale prima di proporre impugnazioni manifestamente precluse.
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