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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36549/2024 del 01/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato l'opposizione al decreto di confisca del "corpo del reato" (beni indicati nel verbale 20.10.2010) disposta dalla Corte con decreto del 5.12.2023. Il ricorrente contestava l'ascrivibilità dei beni all'attività criminosa per la quale era stato condannato (associazione per delinquere finalizzata a truffe e furti), denunciando motivazione generica e contraddittoria, la presunta arbitrarietà della distinzione tra beni privi di utilità e altri beni ritenuti strumentali, nonché la scadenza del termine per l'applicazione della misura di prevenzione richiamata dal giudice e l'erronea estensione analogica dei principi sulle misure di prevenzione alla confisca ex art. 240 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse motivato adeguatamente indicando il titolo di reato, la natura dei beni e il nesso di strumentalità dei beni rispetto ai reati per i quali il ricorrente è stato condannato. Ha escluso la rilevanza dell'argomento iniziale del ricorso relativo al decreto originario di confisca poiché quella distinzione non era stata fatta nel provvedimento impugnato e, dunque, non poteva essere rimessa al sindacato di legittimità. Ha inoltre precisato che i principi sulle misure di prevenzione non sono estendibili alla confisca ex art. 240 c.p. Per esito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 240 cod. pen.

    Norma di riferimento per la confisca facoltativa del "corpo del reato". La Corte richiede un concreto nesso di strumentalità tra bene e reato per disporre la confisca, con motivazione che valuti il ruolo effettivo del bene nella commissione del reato e le modalità di realizzazione dello stesso.

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    Sez. 3, n. 33432 del 03/07/2023; Sez. 2, n. 10619 del 24/11/2020 (dep. 2021)

    La giurisprudenza chiarisce che per la confisca ex art. 240 è necessario argomentare il nesso di strumentalità in concreto, senza richiedere che il bene sia "indispensabile" per il reato; è sufficiente il concreto pericolo che il bene possa essere usato per commettere nuovi reati.

  • sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla possibilità di irrogare somme alla Cassa delle ammende: la Corte statutisce criteri per il versamento in favore della Cassa in caso di condanna per inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In caso di confisca ex art. 240 c.p., il ricorrente deve dimostrare l'assenza del nesso di strumentalità in concreto: mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Il giudice che dispone la confisca deve motivare concretamente il rapporto tra bene e reato, descrivendo il ruolo effettivo del bene e le modalità di commissione del reato; la mancanza di motivazione concreta legittima il controllo di legittimità.
  • Non è richiesto che il bene sia "indispensabile" per l'esecuzione del reato; è sufficiente provare che il bene sia stato effettivamente utilizzato o idoneo a favorire la commissione di reati analoghi in futuro.
  • Gli argomenti basati su principi relativi alle misure di prevenzione (es. correlazione temporale tra acquisizioni patrimoniali e manifestazione della pericolosità) non sono automaticamente estendibili alla disciplina della confisca ex art. 240 c.p.
  • In cassazione, i ricorsi meramente avversativi della motivazione di merito, senza deduzioni specifiche e rilevanti, corrono il rischio di essere dichiarati inammissibili; ciò può comportare condanna alle spese e somme alla Cassa delle ammende.

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