Cassazione Penale, Sentenza n. 25920/2024 del 03/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ferrari chiedeva la liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta privazione della libertà subita dal 18/05/2018 al 10/10/2019, dopo essere stato sottoposto a misura cautelare per gravi indizi relativi a vari reati. Dopo l'assoluzione pronunciata dal Tribunale e confermata in appello, Ferrari ha richiesto l'indennizzo sostenendo che le anomalie nei verbali fossero marginali, frutto di disattenzione e non costituenti colpa grave.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (lo ha dichiarato infondato) confermando l'ordinanza della Corte d'appello che aveva respinto la richiesta di riparazione. Il giudice ha richiamato il principio di autonomia del giudizio per la riparazione rispetto al giudizio penale, rilevando che, pur non costituendo i comportamenti incriminanti reato (assoluzione), le imprecisioni e la prassi di redazione dei verbali (uso di modelli preesistenti, firma senza lettura, discrepanze rilevanti sulle somme sequestrate e sulla presenza di operatori) configurano una condotta di grave negligenza. Tale colpa grave, secondo la Corte, ha potuto contribuire a creare l'apparenza indiziaria che ha portato all'adozione della misura cautelare e quindi ostare al riconoscimento dell'indennizzo.
Norme richiamate
La Corte applica il criterio secondo cui l'indennizzo è escluso se l'ingiusta detenzione e' stata dovuta al dolo o alla colpa grave dell'imputato: la valutazione della colpa è autonoma rispetto al giudizio penale e si basa sul comportamento che ha potuto indurre in errore l'autorità cautelare
art. 134, comma 2, cod. proc. pen.
I verbali redatti in forma riassuntiva possono contenere imprecisioni di dettaglio; tuttavia la Corte osserva che, anche in forma riassuntiva, devono essere rispettati doveri minimi di diligenza per circostanze rilevanti (es. presenza di operatori, elenchi e somme sequestrate) e la loro violazione può integrare colpa grave
Massime di principio
- Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale: l'assoluzione non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo
- Per negare l'indennizzo è sufficiente dimostrare che l'interessato ha concorso con condotta dolosa o di colpa grave a creare l'apparenza indiziaria che ha determinato la misura cautelare
- Fattori indicativi di colpa grave includono prassi organizzative che favoriscono errori (uso sistematico di modelli non riletti), firma di atti senza lettura e discrepanze rilevanti in atti irripetibili (perquisizioni, sequestri) che potevano incidere sulle valutazioni cautelari
- Imprecisioni formali o marginali non escludono automaticamente il diritto all'indennizzo; la valutazione è concreta e si basa sul divario tra condotta tenuta e dovere di diligenza richiesto alla qualità e funzione dell'atto
- Decisioni favorevoli di terzi (es. coimputati) non vincolano la valutazione sulla posizione soggettiva del richiedente nel giudizio di riparazione
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