Cassazione Civile, Sentenza n. 33563/2025 del 22/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La società CAP, subfornitrice di materiali per lavori affidati alla TUA, ottenne un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune per il pagamento diretto di somme spettanti a seguito della crisi di liquidità dell'appaltatore TUA. Il Comune oppose il decreto sostenendo che la norma che consente il pagamento diretto (art. 118, comma 3 D.lgs. 163/2006, quarto periodo) riguarda i subappalti e non le semplici forniture, e che nel contratto era espressamente previsto il divieto di pagamento diretto (clausola contrattuale n. 14). Il Tribunale e la Corte d'Appello accolsero l'opposizione del Comune ritenendo che la previsione normativa sia di natura autorizzativa (la stazione appaltante puo' decidere di procedere al pagamento diretto), che la deroga alle previsioni di bando richiede un atto della stazione appaltante e non puo' essere invocata dal terzo creditore ove il contratto non lo contempli, e che la norma mira a tutelare subappaltatori e cottimisti più che i semplici subfornitori. CAP ricorse per cassazione contestando l'interpretazione dell'art. 118 e la decisione sulla quantificazione/duplicazione dei pagamenti; la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da CAP. Ha confermato l'orientamento della Corte d'Appello secondo cui l'art. 118, comma 3 D.lgs. 163/2006 (quarto periodo) ha natura autorizzativa e non conferisce al subfornitore un'azione diretta contro la stazione appaltante quando il contratto non prevede il pagamento diretto; ha ritenuto legittima la clausola contrattuale che vieta il pagamento diretto e ha considerato questione di merito l'accertamento delle somme effettivamente versate dal Comune alla TUA. Ha inoltre richiamato il principio per cui le somme corrisposte in esecuzione di un decreto ingiuntivo poi revocato devono essere restituite in quanto sine titulo. CAP è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio di legittimità, liquidate in euro 6.000,00 per compensi e euro 200,00 per spese non documentabili, oltre agli oneri forfettari e accessori di legge.
Norme richiamate
art. 118 comma 3 D.lgs. 163/2006
ove ricorrano condizioni di crisi di liquidità finanziaria dell'affidatario, comprovate ... può provvedersi, sentito l'affidatario, anche in deroga alle previsioni del bando di gara, al pagamento diretto alle mandanti, alle società, anche consortili, eventualmente costituite per l'esecuzione unitaria dei lavori a norma dell'articolo 93 del regolamento di cui al D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, nonché al subappaltatore o al cottimista dell'importo dovuto per le prestazioni dagli stessi eseguite
La Corte ha interpretato la disposizione come autorizzativa (uso del termine "può"): la stazione appaltante può, ma non è obbligata, procedere al pagamento diretto in presenza dei presupposti di crisi e dopo aver sentito l'affidatario; la possibilità di derogare al bando richiede un atto della stazione appaltante e non conferisce automaticamente un'azione diretta al subfornitore quando il contratto non preveda il pagamento diretto. La norma tutela prevalentemente subappaltatori e cottimisti e non i semplici subfornitori assenti di posa in opera.
art. 15 legge 180/2011
Richiamata nel corso della controversia: è stata discussa la portata della legge 180/2011 circa l'estensione del regime del pagamento diretto; la Corte ha ritenuto che le interpretazioni sulla estensione non prevalgano sul testo e sulla natura autorizzativa dell'art. 118, comma 3.
art. 163 c.p.c.
Invocato dal ricorrente in relazione alla materia dell'opposizione e della quantificazione, ma la Corte di legittimità ha ritenuto le questioni attinenti alla quantificazione delle somme e alla duplicazione dei pagamenti questioni di merito insindacabili in cassazione.
art. 360 n. 3 c.p.c.
Fondamento invocato per la doglianza di violazione di legge in cassazione; la Corte ha escluso la rilevanza ai fini dell'ammissibilità del ricorso, ritenendolo non attinente alla ratio decidendi della sentenza impugnata e facendo rilevare la prevalenza delle valutazioni di merito insindacabili.
art. 13 comma 1-quater d.P.R. n. 115/2002
Richiamato in dispositivo per la questione del contributo unificato; segnalazione procedurale sulla sussistenza dei presupposti per il versamento di un ulteriore contributo unificato.
Massime di principio
- La previsione dell'art. 118, comma 3 (quarto periodo) ha natura autorizzativa: la stazione appaltante può disporre il pagamento diretto in presenza dei presupposti (crisi di liquidità dell'affidatario, accertata) e previo confronto con l'affidatario, ma non è obbligata a farlo.
- La possibilità di derogare alle previsioni del bando non attribuisce automaticamente al subfornitore un'azione diretta contro la stazione appaltante se il contratto non prevede il pagamento diretto; occorre un atto della stazione appaltante che disponga la deroga.
- Deve distinguersi tra subappalto o subcontratti con posa in opera (più facilmente riconducibili alla tutela prevista dall'art. 118) e semplici subforniture di materiali senza posa: la tutela normativa privilegia i subappaltatori e i cottimisti rispetto ai meri fornitori.
- Una clausola contrattuale che vieti il pagamento diretto (se validamente pattuita) ha rilievo decisivo: la stazione appaltante non può essere obbligata ad effettuare pagamenti diretti in contrasto con gli accordi contrattuali salvo esercizio discrezionale della facoltà nei termini di legge.
- Se un decreto ingiuntivo viene revocato, le somme pagate in esecuzione di esso sono considerate sine titulo e devono essere restituite; le questioni quantitative sulla duplicazione dei pagamenti richiedono accertamenti di fatto di merito.
- In cassazione sono sindacabili principalmente gli errori di diritto e le violazioni della motivazione; le valutazioni di fatto e la determinazione del quantum, quando fondate su un accertamento di merito, sono in linea di principio insindacabili.
- Chi intende ottenere il pagamento diretto dalla stazione appaltante deve sollecitare l'adozione dell'atto formale da parte della stazione stessa e non può assumere che la norma conferisca un diritto automatico e diretto salvo che il contratto non lo preveda.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza civile
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33522/2025 del 22/12/2025
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33524/2025 del 22/12/2025
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33526/2025 del 22/12/2025
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33529/2025 del 22/12/2025
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33530/2025 del 22/12/2025
- Sentenza civile · 22 dic 2025Cassazione Civile, Sentenza n. 33535/2025 del 22/12/2025
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza civile →