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Interpello

Risposta n. 433 del 24/08/2022

Agenzia delle Entrate

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Tassazione dei redditi derivanti dall'attività di staking di cripto-valute.

Il quesito

Il contribuente chiede come inquadrare fiscalmente le operazioni di acquisto/cessione e lo staking di cripto-valute tramite una piattaforma italiana: determinazione delle plusvalenze (metodo LIFO, imposta sostitutiva 26%), qualificazione delle remunerazioni da staking e obblighi di monitoraggio/IVAFE.

Soluzione prospettata dal contribuente

Il contribuente propone di applicare alle cessioni di cripto-valute le regole sulle valute (art.67 c-ter e 1-ter), dichiarando le plusvalenze nel quadro RT e applicando l'imposta sostitutiva 26% con criterio LIFO; le ricompense da staking sarebbero redditi diversi ai sensi dell'art.67, comma 1, lett. l), da riportare nel quadro RL al netto delle commissioni; infine ritiene inesistenti gli obblighi RW e l'IVAFE perché il wallet è gestito da una società italiana e l'istante avrebbe solo un credito verso di essa.

Il parere dell’Agenzia

L'Agenzia richiama le precedenti risposte e ritiene che le remunerazioni da staking siano redditi di capitale ai sensi dell'art.44, comma 1, lett. h) del TUIR; se accreditate da una società italiana, tale società deve applicare la ritenuta a titolo d'imposta del 26% (art.26 DPR 600) e i proventi non vanno inclusi nella dichiarazione del percettore; non sussistono obblighi RW né IVAFE poiché il wallet è detenuto presso un intermediario residente. Il parere è espresso sulla base delle informazioni fornite.

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