Cassazione Penale, Sentenza n. 45554/2024 del 11/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Ravenna ha sollevato conflitto positivo di competenza perché procede nei confronti di Vito Del Grippo per il reato di tentata violenza privata, con riferimento a una condotta intimidatoria più ampia e diretta a costringere la vittima a un determinato comportamento, mentre il Giudice di pace di Ravenna procede per un episodio di minaccia riconducibile alla stessa singola vicenda fattuale. Il Tribunale ha sostenuto che il reato contestato davanti al Giudice di pace è assorbito nella più ampia prospettazione accusatoria pendente davanti al Tribunale e che quindi la cognizione deve essere concentrata dinanzi al giudice superiore.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale di Ravenna e ha disposto che gli atti siano trasmessi a detto Tribunale. Nella motivazione la Corte ha rilevato l'identità ontologica del fatto e la continenza delle regiudicande: trattandosi della medesima vicenda storica, con una condotta unitaria di natura intimidatoria frazionata in più procedimenti, deve prevalere la concentrazione dinanzi al giudice presso il quale pende il procedimento di maggiore ampiezza (più lungo arco temporale e pluralità di episodi).
Norme richiamate
art. 28, comma 1, lett. b) e art. 30
Art. 28 e art. 30 sono richiamati come base procedurale per la rimessione degli atti alla Corte di cassazione e per la risoluzione del conflitto di competenza tra giudici ordinari
Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176
L'art. 23, comma 8 è stato richiamato per giustificare lo svolgimento della trattazione in forma scritta (procedura semplificata per la decisione)
Giurisprudenza (precedente richiamato)
Sez. 1, n. 21883 del 2021 (Tribunale Teramo), Rv. 281563-01
Il precedente è evocato per il principio della continenza delle regiudicande: quando più procedimenti traggono origine dalla stessa vicenda unitaria, la cognizione deve concentrarsi dinanzi al giudice competente per il procedimento di maggiore ampiezza
Massime di principio
- Se più procedimenti concernono la medesima vicenda storica (identità ontologica del fatto), si verifica continenza delle regiudicande e occorre concentrare i procedimenti dinanzi al giudice presso il quale pende quello di maggiore ampiezza
- Il criterio per attribuire la competenza è la maggiore ampiezza fattuale del procedimento (più lungo arco temporale, pluralità di episodi, finalità unitaria), non la diversa qualificazione formale dei reati nelle singole sedi
- Il giudice che ritiene di avere un procedimento di portata più ampia può sollevare conflitto positivo di competenza e rimettere gli atti alla Corte di cassazione per la decisione
- La Corte di cassazione verifica l'identità ontologica del fatto e l'esistenza della continenza; se accerta la concentrazione, dichiara la competenza del giudice superiore e ordina la trasmissione degli atti
- Per evitare la dispersione del giudizio, le condotte frazionate ma riconducibili a un disegno intimidatorio unitario vanno considerate nell'insieme, con prevalenza del foro competente per la fase più ampia del fenomeno criminoso
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