Cassazione Penale, Sentenza n. 25957/2024 del 03/07/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari che aveva accolto il reclamo del detenuto La Montagna e disposto che l'istituto consentisse l'acquisto di farina e lievito. Il D.A.P. aveva vietato tali prodotti per motivi di sicurezza (presunto rischio di nube esplosiva/incendiaria e uso per produrre colle o miscele pericolose). I ricorrenti deducevano, fra l'altro, la mancata sussistenza dei presupposti per qualificare il reclamo come rimedio ex art. 35-bis Ord. pen., la corretta applicazione della potestà regolatoria e del principio di non discriminazione, e la fondatezza del divieto per ragioni di sicurezza e ai sensi dell'art. 41-bis.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo: il magistrato di sorveglianza e il Tribunale di sorveglianza avevano erroneamente qualificato il reclamo come impugnazione di una lesione di un diritto soggettivo tutelabile ex art. 35-bis. La Corte ha ritenuto che il detenuto non avesse allegato una lesione dell'effettivo diritto alla salute o a una alimentazione sana (ad es. per ragioni cliniche o di intolleranze) ma una mera richiesta relativa a modalità organizzative. Pertanto l'ordinanza impugnata (e l'analogo provvedimento del magistrato di sorveglianza del 20/9/2023) è stata annullata senza rinvio per eccedenza di giurisdizione. Gli altri motivi sono stati assorbiti.
Norme richiamate
Il reclamo giurisdizionale ex art. 35-bis è ammesso solo se l'inosservanza amministrativa determina un attuale e grave pregiudizio all'esercizio di un diritto soggettivo del detenuto (es. diritto alla salute o a una alimentazione sana). Le mere modalità organizzative o preferenze non rientrano nella tutela di questo rimedio.
art. 69, comma 6, lett. b) Ord. pen.
Richiamato in connessione con art. 35-bis: conferma l'ambito del reclamo giurisdizionale contro la inosservanza di disposizioni che arrechino grave pregiudizio a diritti soggettivi del detenuto.
art. 41-bis, comma 2 quater, lett. a) e c) Ord. pen.
I riferimenti all'art. 41-bis sono stati richiamati dai ricorrenti per motivare misure di sicurezza. La Corte osserva che misure adottate per ragioni di ordine e sicurezza rientrano nella discrezionalità dell'amministrazione se non manifestamente irragionevoli; tuttavia qui la questione principale è la qualificazione del reclamo e la mancanza di un'effettiva lesione di un diritto soggettivo.
art. 35, comma 1, n. 5 Ord. pen.
Riferimento normativo per qualificare reclami 'generici': il magistrato avrebbe dovuto qualificare il ricorso del detenuto come reclamo generico quando non contestava una lesione di un diritto soggettivo ma solo modalità organizzative.
Massime di principio
- Il reclamo giurisdizionale ex art. 35-bis è procedibile solo quando il detenuto dimostra un attuale e grave pregiudizio di un diritto soggettivo (es. salute, dieta clinica). Richieste che attengono a preferenze o a modalità organizzative sono generalmente inammissibili con questo rimedio.
- Le amministrazioni penitenziarie hanno margine discrezionale nella regolazione delle modalità di esercizio dei diritti (es. elenco generi acquistabili), e tali scelte sono sindacabili solo se manifestamente irragionevoli o sproporzionate.
- Per contestare un divieto di acquisto di generi alimentari come lesivo del diritto alla salute, il detenuto deve motivare specificamente il nesso tra divieto e pregiudizio sanitario (es.: intolleranze, patologie, necessità dietetiche certificate).
- Se l'amministrazione giustifica un divieto con ragioni di sicurezza, la valutazione della loro ragionevolezza e proporzionalità può giustificare il mantenimento del divieto, salvo che risulti manifestamente infondato; però la qualificazione giuridica del reclamo rimane preliminare e decisiva.
- Il magistrato di sorveglianza deve preliminarmente qualificare correttamente la natura del reclamo (diritto soggettivo vs. mera lamentela organizzativa) prima di esercitare la giurisdizione; errori su questo punto possono determinare annullamento per eccedenza di giurisdizione.
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