Sentenza n. 6800/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata n. 00069/2023, resa tra le parti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Basilicata n. 69/2023, relativa alla legittimità del vincolo paesaggistico e dell’iniziativa per la realizzazione di un impianto di accumulo elettrochimico dell’energia elettrica
Esito
Favorevole al resistente (amministrazioni e imprese)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I due appelli erano rivolti contro la medesima sentenza del TAR Basilicata e sono stati riuniti. Nel corso del giudizio Green Storage S.r.l. ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione. La società aveva tuttavia ottenuto, con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica n. 55/28/2024 dell’11 dicembre 2024, l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico “Genzano 2”, di potenza pari a 40 MW, e delle opere connesse. Il decreto non era stato impugnato dalla Regione Basilicata, dal Comune di Genzano di Lucania o dal Ministero della Cultura; inoltre, al momento della decisione, erano decorsi i termini per un eventuale annullamento d’ufficio. La verificazione disposta nel corso del giudizio aveva evidenziato l’infondatezza delle censure riguardanti la legittimità del vincolo paesaggistico.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha riunito i due giudizi di appello, aventi a oggetto la stessa sentenza del TAR Basilicata, e ha riformato integralmente la sentenza di primo grado. Ha dichiarato improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, il ricorso originario, ritenendo che Green Storage S.r.l. non avesse più un interesse attuale alla decisione: l’autorizzazione ministeriale sopravvenuta non era stata impugnata dai soggetti pubblici interessati e non poteva più essere utilmente rimossa in autotutela nei termini considerati dal Collegio. Una decisione sfavorevole alla società non sarebbe stata quindi a essa opponibile né avrebbe giustificato l’annullamento d’ufficio dell’autorizzazione. Le spese del giudizio sono state compensate per la peculiarità della vicenda. Le spese della verificazione, liquidate complessivamente in 90.000 euro per dodici ricorsi, sono state ripartite considerando i due giudizi riuniti come un unico ricorso: l’importo di 8.182 euro, oltre accessori di legge, è stato posto a carico di Green Storage S.r.l. e Green Storage Genzano S.r.l., anche in considerazione dell’esito della verificazione sulle censure relative al vincolo paesaggistico.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente di dichiarare l’improcedibilità del ricorso quando sopravviene una carenza di interesse alla decisione.
Richiamato quale disposizione applicabile al giudizio amministrativo.
Richiamato in relazione alla definizione del giudizio.
art. 2 D.M. 30 maggio 2022
Utilizzato come criterio per valutare la congruità della liquidazione delle spese di verificazione.
Massime di principio
- La sopravvenuta adozione di un provvedimento favorevole al privato, non impugnato dai soggetti pubblici interessati e non più utilmente rimovibile in autotutela, può determinare la carenza di interesse alla decisione sul ricorso relativo alla precedente vicenda amministrativa.
- Quando la decisione richiesta non può più produrre un’utilità concreta e attuale per la parte, il giudice amministrativo deve dichiarare improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, anche riformando la decisione di primo grado.
- Ai fini della liquidazione delle spese di verificazione, più giudizi riuniti aventi una trattazione comune possono essere considerati come un unico ricorso, con ripartizione dell’importo complessivo secondo il numero delle cause rilevanti.
- Le spese della verificazione possono essere poste a carico della parte privata quando l’attività tecnica abbia evidenziato l’infondatezza delle censure da essa prospettate.
Come è indicizzato
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