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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30519/2024 del 25/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha respinto l'impugnazione del diniego, da parte della Corte d'Appello di Bologna, della sostituzione della misura custodiale in carcere con gli arresti domiciliari presso la Comunità Associazione Papa Giovanni XXIII. Il ricorrente denunciava vizio di motivazione in relazione alla sussistenza del pericolo di reiterazione (art. 274 lett. c) c.p.p.) e contestava l'inadeguatezza della misura degli arresti in comunità perché non autocustodiale.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Suprema Corte ha ritenuto che il controllo di legittimità sui provvedimenti 'de libertate' sia limitato all'esame delle ragioni giuridiche e della congruità logica della motivazione, e ha giudicato le argomentazioni del giudice di merito pienamente conformi ai principi richiamati. In particolare i giudici di merito hanno valorizzato i plurimi precedenti del ricorrente e due ulteriori reati commessi il 28 ottobre e il 16 novembre 2023 dopo l'arresto dell'11 ottobre 2023, elementi che rafforzano la prognosi negativa circa il pericolo di reiterazione. Inoltre è stata ritenuta congrua l'esclusione degli arresti in comunità in quanto la struttura non può fisicamente impedire l'allontanamento dell'imputato. Immesse le spese processuali a carico del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che il pericolo di reiterazione va valutato in rapporto alle modalità e circostanze del fatto e alla personalità dell'imputato; nella valutazione possono essere considerati sia precedenti penali che procedimenti pendenti, purché attinenti a fatti identici o similari, e tali elementi possono giustificare il mantenimento della misura cautelare

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; interpretata come obbligo formale di invio/registrazione e comunicazione per l'esecuzione degli effetti della sentenza

Massime di principio

  • Il controllo di legittimità in materia 'de libertate' è limitato: la Cassazione verifica la correttezza giuridica e la logica/congruità della motivazione senza riesaminare integralmente il merito fattuale
  • Il pericolo di reiterazione va valutato in relazione alle modalità del fatto e alla personalità dell'imputato; precedenti e procedimenti pendenti rilevanti possono legittimare la conservazione della misura cautelare
  • La misura degli arresti in comunità può essere dichiarata inadeguata se la struttura non garantisce vincoli di autocustodia tali da impedire l'allontanamento del soggetto
  • In ricorso è necessario confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del giudice di merito: censure generiche o mancata deduzione rispetto ai punti chiave della motivazione difficilmente risultano persuasive
  • Comportamenti ulteriori delittuosi successivi all'arresto rafforzano la prognosi negativa e rendono meno probabile l'accoglimento di istanze di sostituzione della misura custodiale

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