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Interpello

Risposta n. 52 del 12/02/2020

Agenzia delle Entrate

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

L'istante sostiene che, essendo la partita IVA cessata prima del decesso, non sussistono obblighi IVA in capo agli eredi: i compensi dovrebbero essere tassati in capo agli eredi come redditi di lavoro autonomo (art.7 co.3 TUIR), con tassazione separata salvo opzione per quella ordinaria, ritenute ripartite pro quota e senza obblighi verso la cassa previdenziale originaria; la riapertura della partita IVA sarebbe impossibile

Crediti ereditari - partita IVA chiusa

Il quesito

Gli eredi di un architetto il cui de cuius aveva chiuso la partita IVA prima del decesso chiedono se, al momento dell'incasso di un credito professionale riconosciuto in sede fallimentare, sussistono obblighi IVA, la corretta tassazione del credito e l'eventuale assoggettabilità alla cassa previdenziale; il curatore richiede la riapertura o l'apertura di partita IVA per l'incasso

Il parere dell’Agenzia

L'Agenzia ritiene applicabile l'IVA perché, secondo art.6 DPR 633/1972 e la giurisprudenza (Cass. SU n.8059/2016), la prestazione è imponibile al momento del pagamento anche se la partita IVA era stata chiusa; non potendo gli eredi riaprire la partita cessata, l'obbligo di fatturazione e assolvimento dell'IVA deve essere adempiuto dal committente (curatore) ai sensi dell'art.6 co.8 del d.lgs. n.471/1997. I compensi conservano natura di redditi di lavoro autonomo e sono tassati separatamente ai sensi dell'art.7 co.3 TUIR con ritenuta a carico dei sostituti d'imposta (art.25 DPR 600/1973). L'AdE non si pronuncia sull'obbligo previdenziale, questione fuori dalla sua competenza

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