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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37380/2024 del 10/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 04/03/2024 con cui il Tribunale di Firenze ha respinto la domanda di riconoscimento della continuazione fra fatti già oggetto di più sentenze irrevocabili. Il Tribunale aveva ritenuto assente unità di disegno criminoso valorizzando la diversa ubicazione di alcuni reati e, in modo generico, la presenza di diversi concorrenti, configurando invece una abitualità criminosa. Il ricorrente ha censurato la decisione per erronea applicazione di legge e vizio di motivazione, osservando la stretta contiguità temporale (luglio-settembre 2012), la sostanziale omogeneità delle modalità di commissione e il fatto che in alcune pronunce di merito era già stata riconosciuta la continuazione interna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo la motivazione del giudice dell'esecuzione inadeguata e superficiale. Ha censurato l'eccessiva focalizzazione sulla diversità dei luoghi (non dirimente se sussistono contiguità temporale e omogeneità) e la generica rilevazione della pluralità di concorrenti, non adeguatamente argomentata. Ha inoltre richiamato che il giudice dell'esecuzione doveva considerare le precedenti statuizioni di riconoscimento della continuazione in cognizione. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Firenze per nuovo giudizio, con indicazione di effettuare una valutazione concreta e completa degli indici rilevanti per il riconoscimento della continuazione.

Norme richiamate

  • art. 81 codice penale, comma 2

    Richiesta dell'esistenza di un "disegno criminoso" unitario: la continuazione presuppone una rappresentazione unitaria delle condotte almeno nelle linee essenziali, non la semplice reiterazione o abitualità.

  • Sez. I, n. 40123 del 22.10.2010 (giurisprudenza)

    Sez. I n. 40123 del 22.10.2010, rv 248862

    Sottolinea che la reiterazione o l'abitualità non implicano automaticamente l'elemento intellettivo della continuazione; occorre unità di ideazione.

  • Sez. I, n. 12905 del 17.3.2010 (giurisprudenza)

    Sez. I n. 12905 del 17.3.2010, rv 246838

    La programmazione può essere anche di massima: è sufficiente che i reati fossero previsti in linea generale come mezzi per il conseguimento di un unico scopo, con possibili adattamenti alle circostanze.

  • Sez. Un., n. 28659 del 18.5.2017 (giurisprudenza)

    Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017, rv 270074

    Elenca gli indici utili anche in sede esecutiva per il riconoscimento della continuazione: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità della condotta, sistematicità/abitudini programmate di vita, e la programmabilità dei successivi reati almeno nelle linee essenziali.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede una valutazione concreta e indiziaria del "disegno criminoso": vanno esaminati insieme omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità operative, finalità comuni e programmabilità delle condotte.
  • La mera reiterazione o l'abitualità criminosa non equivalgono alla continuazione: occorre accertare l'unità di ideazione che giustifichi un trattamento sanzionatorio più mite rispetto al cumulo materiale.
  • La diversità dei luoghi di commissione non è automaticamente ostativa alla continuazione se sussistono stretta contiguità temporale e omogeneità delle modalità; va valutata nel contesto degli altri indici.
  • La presenza di concorrenti diversi può influire sulla valutazione ma deve essere considerata e motivata concretamente, non enunciata genericamente.
  • Le pronunce di merito che hanno già riconosciuto la continuazione (in cognizione) costituiscono elemento rilevante che il giudice dell'esecuzione deve prendere in considerazione nella rivalutazione.

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