Cassazione Penale, Sentenza n. 33450/2024 del 03/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che li ha condannati per furto aggravato (consumato e tentato) e porto di ordigni esplosivi, deducendo l'improcedibilità di due capi di imputazione (capo A: tentato furto aggravato ai danni di uno sportello bancomat di Poste Italiane; capo E: furto aggravato ai danni di un istituto di credito) per difetto della querela. Sostengono che le persone offese hanno prodotto solo denunce "meramente espositive" prive della manifestazione della volontà di punizione necessaria per la procedibilità dei reati perseguibili a querela.
La decisione
La Corte ha ritenuto i ricorsi in parte fondati: ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al capo A) (tentato furto aggravato allo sportello Poste Italiane) perché la denunzia prodotta non esprimeva la volontà di querela e quindi mancava la condizione di procedibilità. Per il capo E) (furto all'istituto di credito MPS) la Corte ha invece ritenuto che dall'atto di denuncia emergesse sufficientemente la volontà della persona offesa di procedere, quindi quella contestazione è stata confermata. In conseguenza dell'annullamento del capo A) la Corte ha rideterminato la pena complessiva eliminando gli aumenti per continuazione applicati dal giudice di merito (vengono tolti aumenti complessivi di mesi due di reclusione e euro 40 di multa per ciascun imputato) e, con la diminuente processuale del rito alternativo, il trattamento sanzionatorio definitivo è stato fissato (per ciascun imputato) in un periodo di reclusione residuo pari a mesi uno e giorni dieci e multa di euro 26. Nel resto i ricorsi sono stati respinti.
Norme richiamate
d.lgs. n. 150 del 2022, art. 85
art. 85 d.lgs. n. 150/2022
Richiama il termine per costituirsi parte civile o proporre querela; la Corte ha rilevato che per uno dei furti l'assenza di querela ha impedito la prosecuzione dell'azione penale.
d.lgs. n. 150 del 2022, art. 2
art. 2 d.lgs. n. 150/2022
Norma che individua la condizione di procedibilità per i reati ora perseguibili a querela; la Corte ha verificato se gli atti di denuncia potessero valere come manifestazione di volontà punitiva ai sensi di tale disciplina.
Principio del "favor querelae" (giurisprudenza consolidata)
Il principio impone un'interpretazione favorevole alla procedibilità quando dagli atti emergano elementi di incertezza: la volontà di punizione può ricavarsi anche da denunce formali, purché non si tratti di mera esposizione dei fatti. La Corte lo ha applicato per ritenere valida la denuncia di MPS, ma non quella di Poste Italiane.
Massime di principio
- La denunzia può, in casi concreti, valere come querela se dall'atto emerge la volontà della persona offesa che si proceda penalmente; non è richiesta una formula rituale ma deve esserci una manifestazione di volontà perseguibile.
- Se la denuncia si limita a una semplice esposizione dei fatti senza esprimere la volontà di punizione, non soddisfa la condizione di procedibilità per i reati a querela e l'azione penale è improcedibile.
- Nel dubbio interpretativo va applicato il "favor querelae": gli atti devono essere valutati nel loro complesso e contestualmente alla posizione soggettiva della persona offesa.
- Quando una parte dell'imputazione viene annullata per carenza di querela, il giudice di legittimità può, se possibile, rideterminare la pena complessiva in sede di annullamento senza rinvio eliminando gli aumenti consequenziali (p.es. per continuazione), evitando necessariamente un nuovo giudizio di merito.
- Il fatto che un evento sia stato inizialmente denunciato come perseguibile d'ufficio non esclude che la stessa denuncia possa assumere valore di querela se nel contenuto emerge la volontà di procedere contro i responsabili.
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